L’Effetto Brexit sull’e-commerce

Flag of the United Kingdom

Alcuni dati sulla Brexit

Come ormai noto dal 1° gennaio 2021 la famosa e tanto temuta Brexit è entrata ufficialmente in atto cambiando il regime fiscale e doganale del commercio tra UE e UK. Questo è luogo di importanti conseguenze sul mercato europeo, soprattutto per quanto riguarda l’e-commerce.

Il peso che ha l’Inghilterra sul mercato online è enorme; l’attività di acquisto del suo popolo (l’87,9%, contro il 38% degli italiani, dati Eurostat) porta il Regno Unito a battere ogni altra nazione e a conquistare il podio delle maggiori potenze dell’e-commerce europeo. Il valore di acquisti stimato è di circa 130 miliardi di euro.

Ma con la Brexit il panorama potrebbe cambiare completamente; uno studio de La Vanguardia ha calcolato che il 69% degli inglesi potrebbe smettere di acquistare sul mercato online internazionale, facendo perdere così la prima posizione alla propria amata terra. In questo caso sarebbe la Germania, attuale seconda, a salire in vetta.

Come cambiano le regole di mercato con la Brexit

Dopo avervi dato una leggera infarinatura sui numeri che riguardano il mercato e-commerce UK, torniamo al fulcro del nostro discorso: le regolamentazioni delle vendite e-commerce con la Brexit.

Come spesso accade, le regole si applicano e cambiano a seconda degli scaglioni di prezzo (in questo caso la soglia è 135£, circa 147€) e a seconda del canale di vendita (sito o marketplace).

Ma perché è importante tenere a mente questi due dati?

Come ci illustra un articolo di TaxMen presente sul sito del NetComm, a seconda del tipo di business intrapreso ci saranno delle procedure differenti.
Andando un po’ più nel dettaglio (per maggiori dettagli è possibile consultare l’articolo indicato), dopo la Brexit la Partita IVA Britannica è quasi sempre necessaria, a meno che non si venda sui Marketplace (es. Amazon), mantenendo i propri articoli in UE e rimanendo sotto le 135£ di valore dei prodotti (per la spedizione si calcola solo l’IVA imposta).
Più complicato il discorso dei dazi doganali, che prevedono degli accorgimenti particolari, e di conseguenza la gestione dei resi, dove il rischio è che il prodotto venga tassato sia in entrata che in uscita. In questi casi è sempre meglio confrontarsi con un esperti di settore, in modo da identificare e limitare eventuali problematiche.

Come vendere su Amazon dopo la Brexit

Un mondo a sé è quello delle vendite su Amazon, soprattutto per coloro che vendono i propri prodotti utilizzando la logistica FBA(Fulfilled By Amazon). Queste realtà dovranno affrontare uno scenario in cui dovranno occuparsi personalmente degli spostamenti dei prodotti oltre la dogana. Una volta sul suolo inglese, potranno nuovamente usufruire del sistema FBA.
L’impatto di questi cambiamenti è che il venditore UE dovrà dividere il proprio inventario tra fulfillment center in Europa e UK, e dovrà verificare di avere scorte sufficienti su entrambi i lati del nuovo confine doganale. Nonostante la divisione, rimane comunque la possibilità di continuare a utilizzare lo stesso SKU per gli stessi prodotti. Questa operazione dovrà essere effettuata anche per i venditori britannici che decidono di vendere in Europa.

Suddiviso l’inventario rimangono ancora diversi passaggi burocratici da completare:

  • prima di tutto, come già indicato precedentemente, è necessario registrare una partita IVA per il Regno Unito.
  • In contemporanea è necessario contattare un intermediario doganale per prepararsi alle dichiarazioni doganali. È consigliabile ingaggiare un intermediario che agisca in qualità di rappresentante diretto o indiretto.
  • Con l’aiuto di quest’ultimo bisogna richiedere presso l’HMRC (dipartimento governativo inglese responsabile per la riscossione delle imposte) un codice EORI (Economic Operators Registration and ID Number) sia per il paese di esportazione che per quello d’importazione. La procedura richiede 5-10 minuti e si riceve un codice EORI entro 5 giorni (può essere soggetta a ritardi in caso di forte domanda).
  • Se ancora non se ne è in possesso, si dovranno ottenere i Codici SA (Codici del Sistema Armonizzato) per le merci. I codici SA, composti da 8 cifre, determinano le tariffe per l’importazione (IVA inclusa) che si applicano al valore doganale delle merci spedite. In linea con il sistema armonizzato internazionale (un sistema standardizzato a livello internazionale di nomi e numeri per classificare i prodotti commercializzati), è necessario identificare e registrare i codici SA per ciascun prodotto.

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